Vincent Van Gogh: Vecchio disperato (1890)
"Il Disturbo Depressivo"
...e che a nessun costo ero disposto a rinunciarvi in futuro alla storia, sol perchè in passato avevo di essa sofferto.
...e ciò che dissi contro <<la malattia storica>>, lo dissi come uno che di essa imparava lentamente, faticosamente a guarire. Friedrich Nietzsche
Lo studio della depressione, da un punto di vista psicologico è stato studiato sin dai tempi di Freud, che con il suo saggio “Lutto e melanconia” (1915) ha cercato di dare una spiegazione eziologica a questo disturbo. L’orientamento psicodinamico in particolare, cerca di dare una spiegazione al “perché” l’individuo è sovrastato dal forte senso di tristezza ed è quasi impossibilitato a vivere serenamente la propria esistenza. Oggi la psicodinamica è concentrata soprattutto sul come aiutare ad uscire dall'impasse depressiva.
Le persone con disturbo depressivo, provano infatti dei cronici sentimenti di colpa e di impotenza, un’autostima costantemente bassa, una tendenza ad autopunirsi e una tendenza all’ipercritica e alla rinuncia, soffrono di vulnerabilità narcisistica, rabbia rivolta contro di sè con sentimenti di vergogna e di colpa. L'approccio psicodinamico permette di comprendere insieme al paziente, in modo interattivo, le motivazioni interne e i significati inconsci che si palesano in sintomi ed è l'area affettiva che pesantemente causa di sofferenza.
La modalità relazionale di persone che soffrono di questo disturbo è di tipo dipendente e la loro difficoltà sta ad individuarsi come persone capaci e autonome, così prevalgono sentimenti di disperazione e vige la credenza che gli eventi non cambieranno mai.
Noti studiosi, ruotano intorno a diversi nodi tematici che vengono colpiti: “autostima”, “ferita narcisistica”, “aspettativa e fallimento”, “super-io severo”,“rabbia e senso di colpa”.
Cominciamo dall’inizio. La panoramica psicodinamica mette in rilievo il “perché” e il "come" si sviluppa tale disturbo, e il come aiutare questi pazienti ad uscire dallo stato di disperazione intrapsichica.
Nel suo classico lavoro del 1915 “Lutto e melanconia” Freud differenziò il “dolore da lutto” dalla “depressione melanconica”. Nel primo caso, l’evento precipitante è la perdita reale di una figura significativa, nella melanconia l’oggetto perduto è emozionale piuttosto che reale. Il melanconico sente una profonda perdita della stima di sé accompagnata da autoaccuse e senso di colpa, mentre colui che è in lutto mantiene una stima di sé ragionevolmente stabile. Freud, spiegò la marcata svalutazione di sé tipica dei pazienti depressi come il risultato di una rabbia intensa che viene rivolta all’interno, in quanto il sé del paziente si è identifica con l’oggetto emozionalmente perduto. Nella sua opera “l’Io e l’Es”(1922), Freud sostenne che i pazienti depressi hanno un Super-Io severo (l’aspetto morale e giudicante) e prevale un sentimento di colpa per aver mostrato sentimenti ostili verso gli altri. E' una teoria oggi poco considerata. Studi psicodinamici successivi mettono in rielievo altri aspetti indispensabili poi nel lavoro con il paziente.
Rado (1928) prese con sé il concetto di “ferita narcisitica”già postulato da Abraham (1924). Tale ferita narcisistica è riferita al sentimento rivolto verso se stessi e all’autostima. Infatti la sua ipotesi sulla depressione è legata all’incapacità dell’individuo di tollerare le delusioni e al fallimento che sente, perchè viene data importanza alla valutazione che gli altri hanno di lui, in quanto considerati unici“ gratificatori della propria autostima”.
Bribring (1953) ampliò nuovamente il concetto di “ferita narcisistica” partendo dal presupposto che la depressione si sviluppasse in seguito alla difficoltà di regolare la propria “autostima”. Aggiunge un elemento significativo ossia che c’è un “ideale dell’io” dovuto all’aspettativa che le persone significative hanno di lui e che si scontra con la “percezione dell’io” riferita invece al reale modo di essere della persona. La rabbia viene rivolta verso se stessi è scatenata da un forte senso di impotenza nell’affermarsi e dall’incapacità di non essere all’altezza delle proprie aspirazioni. Egli considerò la depressione come conseguenza della tensione tra ideali e realtà. Tre aspirazioni narcisistiche sono altamente investite : “il volere essere amato”, “il voler essere all’altezza” forte e superiore, “il voler essere bravo e amorevole”, per cui qualunque frustrazione o ferita narcisistica che riduca la stima di sé può degenerare in una depressione clinica.
Jacobson (1975) in linea con gli studiosi citati, ritiene che a sviluppare il disturbo depressivo è un “io ideale” eccessivamente perfezionista e un super-io eccessivamente severo. Il super-io è riferito all’aspetto morale e al giudizio interiorizzato dalla figura genitoriale. L’individuo depresso costruisce aspettative esagerate e non realistiche nei confronti di sé e degli altri. Le aspettative elevate rispetto a sé provocano la vulnerabilità narcisistica in quanto non gratificata da ciò che gli altri eccessivamente importanti e sopravvalutati pensano di lui. La forte aspettativa perfezionistica porta alla conseguenza che l’individuo non riesce ad essere all’altezza di ciò che è il suo ideale perfetto, sperimentando così poi un forte senso di fallimento.
Arieti (1997) parla di "ideologia persistente", ovvero di ideali che non sono propri ma di altre persone (solitamente genitori) chiamate “l’altro dominante”. In genere questi pazienti non riescono ad immaginare o accettare quadri di riferimento alternativi che possano consentire loro di rinunciare all’altro dominante, credono che la vita non abbia alcun valore se non riescono a sollecitare dall’altro dominante la risposta desiderata. Aderiscono rigidamente a un piano di vita non realistico al quale non riescono a rinunciare. I pazienti esperiscono alla depressione sul piano psicologico come un disturbo dell’autostima nel contesto di relazioni interpersonali fallimentari. Queste relazioni dell’infanzia vengono interiorizzate e possono successivamente, in età adulta essere riattivate con l’esordio di disturbi affettivi maggiori. Il tormentato mondo interno delle relazioni oggettuali viene allora esteriorizzato anche nell’ambito delle relazioni attuali del mondo del paziente.
Kohut (1971) si è particolarmente occupato degli stati depressivi in individui narcisisticamente vulnerabili, in cui spesso è la sensazione di vuoto a prevalere. Ciò è una conseguenza di risposte non empatiche all'interno della relazione genitoriale. Poichè le esperienze dei bambini non sono state rispecchiate in modo adeguato dal caregiver (colui che si occupa del bambino), il piccolo si ritrova da solo con la sua esperienza e il suo sentimento di vuoto interno, in qualche modo nel corso della sua vita combatte per riempirlo e per trovare figure forti da idealizzare e con le quali identificarsi. Kohut, racchiude in sè i punti chiave degli autori citati e ruota attorno ai concetti di "vulnerabilità narcististica" alla "mancanza di risposte empatiche, ossia di rispecchiamento", "ricerca di incessante di idealizzazioni". Il lavoro clinico in questi casi è particolarmente delicato, frutto di un dedito lavoro relazionale tra terapeuta e paziente.
La sequenza di questi studi ci fa capire come essi siano collegati tra loro e come gli autori citati si sono concentrati sulle dinamiche comuni che sottostanno alla formazione del disturbo. Il disturbo depressivo può presentarsi in grado diverso, dal più lieve al più grave. E' frequente chele aspettative irrealistiche di chi ha fortemente influenzato la vita di queste persone senza saperlo ha portato ad una sofferenza immane. La mancanza di risposte empatiche e di rispecchiamento, spesso, provocano un vuoto che spinge alla ricerca incessante di ciò che può riempirlo spesso riguarda la ricerca di figure sbagliate (fortemente idealizzate) che ripropongono purtroppo il trauma creando dipendenza o rotture devastanti per una sana ripresa.
Il contesto terapeutico è un contesto protetto. La possibilità di sentirsi a proprio agio con se stessi, accettando il proprio modo di essere, o comunque lavorando in maniera dedita con un professionista serio e capace di comprendere il mondo interno dell'altro con autentico rispecchiamento, aiuta a colmare a lungo andare il senso di vuoto esistente. E' un modo di percepirsi con i propri bisogni, dà la possibilità a queste persone di ritrovarsi ed avere una seconda possibilità di vitalizzazione psicologica "la loro" e un'accettazione reale di sé e un diritto di sentirsi esistenti con un proprio modo affermativo.
Autore: Marialba Albisinni
Bibliografia: F. N. Busch, M.Rudden, Theodore Shapiro, Psicoterapia psicodinamica della depressione,. Raffaello Cortina Editore
Heinz Kohut, La ricerca del Sè, Boringhieri
Heinz Kohut, La cura psicoanalitica, Boringhieri