I “no” dei bambini: una lotta da gestire
Spesso la preoccupazione di molti genitori è assistere al cambiamento della modalità comportamentale che il proprio figlio adotta verso i due anni di età.
Bambini tranquilli che si trasformano in dissidenti e ribelli, bambini irruenti diventano dei veri e propri tiranni di fronte i quali il genitore si sente impotente.
Siamo di fronte alla comparsa del <<no>>, all’antagonismo che il bambino ha nei confronti delle regole educative; tale comportamento non deve destare eccessiva preoccupazione, ma un pizzico di attenzione su tale comportamento è importante al fine di comprendere l’atteggiamento più idoneo.
Un autorevole studioso R.A. Spitz, attraverso l’osservazione diretta del bambino, ha individuato una tappa importante dell’evoluzione psicogenetica del bambino, caratterizzata dalla comparsa del <<no>>.
Secondo Spitz la comparsa del <<no>>, permette al bambino di giungere ad una completa distinzione tra lui stesso e l’oggetto materno e ciò permette l’accesso alle relazioni sociali e il riconoscimento di sé.
Il bambino verso i due anni comincia ad affermare la propria autonomia, oramai ha imparato a muoversi in modo sicuro e disinvolto, l’attaccamento con le figure significative è ormai consolidato, ed in concomitanza con lo sviluppo del pensiero e linguistico compare l’avverbio “no” che precede la comparsa del “si”.
Ciò è indice che il bambino è pronto a soddisfare la propria autonomia attraverso la curiosità e la tendenza esplorativa nei confronti dell’ambiente circostante.
Il piccolo è in preda alla curiosità di “conoscere”, “esplorare” ed affermarsi con le proprie esigenze e richieste.
Tale atteggiamento spesso entra in contrasto con le regole educative impartite dai genitori: “il piccolo dipendente, bisognoso di soddisfare essenzialmente i bisogni primari si trasforma in un piccolo lottatore in preda alla richieste più assurde; in netto contrasto con le richieste dei genitori il “no” prevale in ogni situazione la lotta psicologica tra due contendenti sembra non avere fine.
E’ fondamentale l’atteggiamento dell’adulto e decisivo ai fini dello sviluppo affettivo. Una forte opposizione da parte dell’adulto si trasforma in una lotta senza fine, da una parte il piccolo che si trova a suo agio in una fase esplorativa sociale, dall’altro l’adulto con un senso d’impotenza nel gestire tale situazione.
Un atteggiamento di limitazione e coercizione da parte del genitore potrebbe indurre nel bambino un ipercontrollo e un’inibizione della sua capacità esplorativa e della sua possibilità di raggiungere la propria autonomia.
Vi potrebbe essere una conseguenza opposta da parte del piccolo in cui può prevalere una vera e propria ribellione provocatoria. E’ una fase difficile da gestire da parte del genitore, l’atteggiamento più idoneo probabilmente è quello di dare attenzione a ciò che sta avvenendo, assecondando la capacità esplorativa del bambino stando attenti a vigilare su di lui.
Far sentire che si è presenti al momento del bisogno è necessario per rafforzare la fiducia e l’alleanza genitore-figlio.
L’essere autorevole, è l’atteggiamento che aiuta la crescita del bambino, diversa dall’autoritarismo inflessibile che implica la pretesa che il piccolo segua rigidamente le regole imposte.
Ciò non vuol dire essere permissivi e permettere il fare e il disfare di tutto, ma essere capaci di dare il giusto spazio esplorativo permettendo di sperimentare il proprio <<no>> ma comunque di porre limiti quando è in pericolo l’incolumità del bambino.
E’ importante “permettere” ma “spiegare” a sua volta il “proprio no” in contrasto con il “no del proprio bambino”, dando significato alla regola educativa che il piccolo tenta di violare. In conclusione un “si alla sperimentazione delle alternative proposte dal bambino”, un “si alle regole educative e significative del genitore”.
Conciliare questi due aspetti non è facile e oltre all’attenzione che si presta al cambiamento comportamentale del proprio bambino è importante armarsi di tanta pazienza per gestire al meglio tale situazione per agevolare la crescita e l’autonomia del proprio bambino.
Autore: Marialba Albisinni